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SUL PEZZO

PANDEIROMANI (Il Messaggero)

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PANDEIROMANI di Romina Ciuffa. “Painderomani” è la definizione giusta. Come altro riferirsi alla mania capitolina per il pandeiro in un’unica parola che racchiuda Brasile, mani e romanità? Con una premessa: il Brasile romano non è solo prorompenti ballerine per manifestazioni estive o transessualismo ad uso e consumo della pagina politica. Tutt’altro: c’è un intero mondo che batte su tamburi di legno e balla Samba, Pagode e Forrò, proprio ora che in Brasile è inverno. Così la contro-estate de’ noantri è iniziata con la Festa Junina, quella in onore di São João, quintessenza dell’inverno brasiliano che segue la tradizione del Forrò, ballo il cui nome deriva dall’inglese “for all” proprio ad indicare una fruibilità universale; a Tor di Quinto si è riprodotta l’intera Quadrilha con i suoi riti contadini, accompagnati da cibo tipico, artigianato, churrasco.Per il “pandeiromano” quest’ultima ha rappresentato il gong di apertura delle danze estive, oltre i ritmi di una settimana-tipo così composta, unitamente a corsi di samba e stage di capoeira e a rode casalinghe “inter nos”: il lunedì aperitivo trasteverino con la chitarra di Edward Rosa e le percussioni di Eduardo Santos, il martedì immancabile il Forrò a Testaccio, il mercoledì lo choro sanlorenzino degli italiani Choroma, il giovedì le roda de samba notturne a San Giovanni, il venerdì le feste in zona Ostiense e Marconi e i fine settimana quelle sull’Appia Pignatelli e negli stabilimenti balneari.

Un tratto della spiaggia di Capocotta ad esempio, introdotto dalla bandiera “Ordem e progresso”, fa da apripista diurno a danze, esibizioni di capoeira sulla riva, partite di domino ai tavoli di un bar che è verde, blu e giallo ed è benedetto dal Cristo Redentor di Rio de Janeiro: caipirinha espressa al guaranà e frullati al maracujà, dalle casse la musica di Ivete Sangalo e Zeca Pagodinho e le jam session di tutti quei brasiliani che hanno eletto Roma come seconda patria per il proprio cavaquinho. Fino a Focene e Maccarese si è spinta la cantante amazzonica Raquel Araujo, esibitasi per tutta l’estate con Vini Braz, Roland Faller, Fabio Carnevali, Riccardo Fiano; e nei lidi di Pescara la domenica molti altri migrano con puntualità, quando non più lontano. Anche i grandi sono giunti quest’anno in una capitale tappezzata da cartelloni recanti la scritta “Il Brasile ti chiama”: primi tra tutti Ana Carolina nel consolidato gemellaggio con Chiara Civello, Maria Gadù con la sua “Shimbalaiê”, João Bosco, Jota Veloso. E sempre ai pandeiromani è dedicata Rioma, nuova costola brasiliana del Saint Louis College of Music, che mette “il Brasile a portata di riomano” (www.riomabrasil.com); ma pure la storia verde-azzurra cantata con puntualità da Zè Galia; i tamburi del Grupo Santa Fè; le interpretazioni stilistiche della jazzista Susanna Stivali che, dopo le sue esibizioni nella terra del Carnevale, ha portato la medesima bandiera da Roma centro fino a Civitavecchia; l’impegno culturale dell’eccentrico astrofisico paulista Juracy Rangel Lemos e le sfide cantautoriali della italo-carioca Natalia Green; non da ultima l’imprenditorialità della romana Fabiana Vizzani che, con il marito Miguel Reis, ha aperto a San Paolo uno dei più noti locali dal sapore italo-brasiliano. E un viaggio, uno per tutti, quello che da Salvador da Bahia ha condotto, per riscaldare questa lunga estate romana, i tre Nò de Marinheiro: a teatro, nei giardini dell’Aventino, al Pantheon, a Trastevere e nelle spiagge Isa Milena Machado, Maurissio Santti e Antonio Jorge hanno fatto ballare i pandeiromani, anche ospitando sul palco la cantante baiana Marlene Rosa ed una nostrana, la teramana Tiziana De Angelis, new entry della scena live italiana dell’ordine e del progresso con un cd autoprodotto di brani tradizionali.

Una sorta di “sindrome di Stoccolma”, più propriamente di Bahia la sua, che l’ha fatta innamorare del suo stesso sequestratore, il Brasile. Sindrome che, in portoghese brasiliano, ha un nome: saudade. (ROMINA CIUFFA)

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