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SUL PEZZO

GENERALE TIZIANO TOSI: UNA SQUADRA AEREA AL TOP, MA OCCORRE PENSARE ANCHE AL FUTURO

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Frequentava solo il quarto anno del Liceo quando gli capitò di passare per caso vicino alla pista dell’aeroporto di Parma. In cielo un aeroplano stava compiendo delle acrobazie. Si fermò per almeno un quarto d’ora a guardare per aria, attaccato alla recinzione. La passione del volo, da sempre; oltre ad essa, quella per l’organizzazione militare, che lo spinse nel 1969 ad entrare nell’Accademia Aeronautica. Il Generale Tiziano Tosi comanda oggi la Squadra Aerea dell’Aeronautica Militare. «Capii sin da subito che non era solo il volo che cercavo, ma qualcos’altro, una formazione più completa, quella del dirigente e del comandante di uomini, che più avanti, una volta affievolitasi la scintilla del volo operativo, mi avrebbe dato la forte spinta per mantenermi costantemente attivo». Con il brevetto di pilota militare acquisito su G91-T, diviene «combat ready» su F-104S nell’ambito del 10° Gruppo Caccia; ricopre vari ruoli fino al trasferimento allo Stato Maggiore Aeronautica, dove entra nelle attività di pianificazione finanziaria collegate alla gestione dei programmi, di cui si appassiona. Comanda il 4° Stormo «Amedeo D’Aosta» a Grosseto, rientra allo Stato Maggiore, dove dirige il 1° Reparto «Ordinamento e Personale»; comanda il Centro Sperimentale di volo di Pratica di Mare, a Roma, «un periodo meraviglioso, perché mi ha aperto orizzonti di conoscenza incredibili: il mondo della sperimentazione, della connessa logistica d’avanguardia nonché quello della gestione delle nuove tecnologie». Quindi guida l’Ufficio Generale di Controllo Interno su mandato diretto del Capo di Stato Maggiore; passa a comandare il Comando Logistico dell’Aeronautica, poi guida la Direzione per l’impiego del personale militare dell’Aeronautica.

Oggi nel nuovo ruolo di Comandante della Squadra Aerea, che riveste dall’inizio del 2011, si occupa di addestramento, operazioni belliche, missioni umanitarie, volo, controllo del traffico, meteorologia, radar, cartografia, librerie elettroniche, software per gli aerei e sicurezza dei loro piloti. In tutto comanda 22 mila uomini, la metà esatta dell’Aeronautica.

Domanda. Cos’è esattamente il Comando della Squadra Aerea?
Risposta. È l’Alto Comando gerarchicamente sovraordinato ai Reparti e alle Unità operative periferiche dell’Aeronautica che ha il compito di addestrare e mantenere ad adeguati livelli di prontezza ai fini dell’eventuale impiego degli uomini e dei mezzi assegnati.

D. Nel 1999 ha visto la luce la struttura organizzativa attuale degli Alti Comandi, poi di recente modificata. Come si è evoluto questo settore?
R. L’Aeronautica nel 1999 ha intrapreso una strada di ristrutturazione molto profonda, passando da un’organizzazione territoriale, frutto di una concezione dottrinale di distribuzione delle forze sul territorio figlia della guerra fredda, ad una che prevedeva accorpamenti organizzativi in pilastri macro-funzionali corrispondenti alle quattro capacità fondamentali della forza armata: la formazione del personale (Comando Scuole Aeronautica Militare); la preparazione e l’addestramento delle forze (Comando Squadra Aerea); la funzione logistica (Comando Logistico); l’impiego operativo delle forze (Comando Operativo delle Forze Aeree). Il CSA, di recente, è stato ulteriormente ristrutturato perché si è constatata la possibilità di realizzare, mediante una sua «fusione» con il Comando Operativo delle Forze Aeree, una virtuosa sinergia di risorse ed una più efficace sintesi di capacità. L’unificazione è avvenuta meno di un anno fa e si sta ancora lavorando per ottimizzare la più complessa struttura che ne è derivata; essa ha un grande ulteriore vantaggio: il suo Comandante è unico e diretto interlocutore del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare per tutte le attività «operative» della forza armata.

D. Dove è situato l’Alto Comando?
R. Il Comando della Squadra Aerea ha sede a Roma, presso l’aeroporto di Centocelle, unitamente al suo Stato Maggiore e ad alcuni comandi dipendenti; il Comando delle Forze da Combattimento è situato a Milano mentre il Comando delle Operazioni Aeree, si trova a Poggio Renatico, in provincia di Ferrara.

D. Quali i vantaggi di questa sinergia?
R. A Centocelle è ubicato il Comando Operativo di vertice Interforze, espressione operativa del Capo di Stato Maggiore della Difesa, che ne realizza le direttive, controlla le attività nei teatri e, a tutti gli effetti, ne è il braccio operativo. La fusione CSA-COFA ha fatto migrare a Centocelle la capacità di pianificazione operativa delle missioni aeree. Al Comando delle Operazioni Aeree di Poggio Renatico rimane oggi la capacità di gestire in concreto le operazioni aeree. Questa nuova vicinanza operativa COI-CSA permette di realizzare il «plug-in to operate» delle forze aeree del Comando della Squadra Aerea in maniera ancora più spedita ed efficace. La co-ubicazione di questi comandi favorisce inoltre l’instaurarsi di rapporti interpersonali fra gli operatori, che sono alla base di ogni proficua collaborazione. Un contatto interpersonale, infatti, può ispirare una buona decisione laddove sia richiesto supporto tecnico appropriato; in tal modo, nel momento in cui sarà necessario agire, si sarà già efficacemente orientati. Chiamo questa la nostra «funzione premiante», la cui validità è stata confermata dai risultati conseguiti nella gestione della crisi libica. In definitiva: la nuova struttura, preparata su basi teoriche, ha superato positivamente il vaglio concreto delle operazioni.

D. Quali sono le missioni in Libia?
R. L’Aeronautica Militare non è coinvolta solo in volo con parte dei propri velivoli, ma è pesantemente impegnata anche a terra per fornire un qualificato supporto logistico generale, il cosiddetto «combat service support», a tutte le nazioni della Nato che hanno deciso di prendere parte all’operazione e a quelle non Nato che operano comunque dalle nostre basi. Sono migliaia le sortite decollando dalle basi italiane in questi mesi di operazioni e tale numero implica uno sforzo logistico non indifferente: tutti gli assetti della forza armata stanno svolgendo la propria attività operativa o a diretto supporto della stessa.

D. I nostri piloti si occupano anche di missioni umanitarie?
R. Una caratteristica delle crisi degli ultimi anni è proprio l’esigenza umanitaria che si associa alla loro primissima fase, per cui si richiede in prima istanza un intervento, che può consistere nel prelevare connazionali o nel dare supporto a chi fugge da una realtà pericolosa. Normalmente questa attività viene svolta con mezzi militari che possono essere di due tipi, gli aeroplani o le navi. L’aeroplano ha il grande vantaggio di operare su grandi distanze arrivando più rapidamente, stazionare per poco tempo e decollare nuovamente anche da aeroporti di ridotte dimensioni. Di conseguenza esso è il vettore preferibile per le missioni in cui sia richiesta rapidità e immediatezza di intervento. La nostra 46esima Brigata Aerea, anche nella crisi libica, ha compiuto molteplici missioni con i velivoli C-130J ed ha evacuato più di mille persone. Dalla base di Sigonella hanno operato anche i C-130J di due Paesi alleati, anch’essi coinvolti nell’evacuazione di civili in fuga. L’Aeronautica Militare è da sempre protagonista di missioni di evacuazione di personale come dimostrato dai più recenti impegni in Iraq, Egitto, Tunisia, Kosovo ecc.

D. In che consiste l’addestramento?
R. Nei compiti del Comando della Squadra dell’Aeronautica Militare c’è quello di addestrare il personale per l’impiego operativo. Noi cominciamo ad interessarci dell’addestramento al termine della fase di formazione iniziale, che è curata dal Comando delle Scuole ed è rivolta ai giovani vincitori di concorso che accedono agli istituti di formazione della forza armata dove permangono fino al completamento dell’iter istruzionale; tale iter comprende attività di selezione e prove attitudinali e garantisce una solida preparazione propedeutica all’avvio dell’addestramento operativo. Una organizzazione complessa come quella di una forza armata moderna prevede la presenza delle più svariate professionalità che spaziano dalle attività prettamente operative, come volo o forze speciali, a quelle più generiche, dall’amministrazione personale e beni, segreteria ed altro, tutte parimenti necessarie a conseguire e mantenere le capacità operative dei Reparti. Per tutte queste professionalità, peraltro comuni alle tre categorie degli Ufficiali, dei Sottufficiali e della Truppa, il CSA garantisce l’addestramento iniziale e il mantenimento delle qualifiche professionali.

D. Terminano tutti questo iter?
R. Sostanzialmente sì, il livello qualitativo del personale proveniente dagli istituti di formazione non rende necessarie ulteriori selezioni; a volte interveniamo per rivedere scelte iniziali non sviluppatesi secondo le inclinazioni o le reali capacità dell’individuo. Il nostro ruolo è anche quello di orientare il personale alle mansioni più congeniali ad ogni individuo con iter di formazione specifici che possono durare mesi o anni. Si passa da corsi di poche settimane per gli Avieri ai molti mesi necessari per l’abilitazione su un differente aeroplano, in gergo tecnico «passaggio macchina», o  «combat readiness» di un Ufficiale pilota o navigatore.

D. Su cosa si basa l’addestramento?
R. Abbiamo due parametri di riferimento fondamentali: la concretezza e la credibilità. Dobbiamo essere concreti nel dare ai nostri ragazzi strumenti veramente utili per affrontare la professione, ed altresì essere credibili nel fornire loro un addestramento efficace che premi gli sforzi profusi. La credibilità deve però rivolgersi anche verso l’esterno: in contesti internazionali i nostri uomini devono ottenere la concreta e piena accettazione da parte dell’ambiente in cui si trovano ad operare. Fino ad oggi il nostro personale non solo è stato accettato bene e gode di considerazione professionale, ma sovente ha ricevuto il plauso di chi lo ha impiegato o lo sta impiegando nei contesti operativi. E non mi riferisco solo ai piloti «accettati» come capi formazione in «pacchetti» di capacità multinazionali, o ai comandanti che operano in posizioni chiave e di responsabilità all’interno di strutture Nato o EU, ma anche a Sottufficiali ed Avieri che hanno ricevuto attestati ed onorificenze Nato o di singoli Stati stranieri a suggello di attività od azioni particolarmente meritorie.

D. In che modo l’Aeronautica investe nelle risorse umane?
R. L’uomo è un sistema d’arma che dura 40 anni: lo prendiamo a 20 anni, lo lasciamo a 60. In questi 40 anni dobbiamo progressivamente portarlo a incrementare le proprie capacità nelle difficoltà e in situazioni diverse per avere sempre una risposta di alto livello qualitativo. L’uomo va incentivato costantemente o il suo rendimento decresce; per questo abbiamo attivato continui cicli di mantenimento ed incremento della professionalità. Questo continuo sforzo, teso a migliorare le capacità professionali ed umane dei singoli, è coerente e ben si coniuga con una fondamentale disponibilità di progressione di carriera: oggi in Aeronautica Militare chi entra da aviere può andare a casa anche con i gradi di colonnello. Come diceva Napoleone, «ogni soldato ha il bastone da maresciallo nello zaino». Investiamo sul personale, ma abbiamo un problema di organico: la nostra organizzazione ha una struttura ben precisa che presuppone la presenza di organici qualificati. Il personale che dopo 40 anni di servizio lascia la forza armata deve essere reintegrato per evitare discontinuità organiche che possano avere un impatto sulle capacità operative e vanificare gli sforzi addestrativi. Le attuali restrizioni nel reclutamento di giovani produrranno i maggiori effetti fra un paio di lustri quando cominceremo ad avere le prime mancanze di personale anche in posizioni chiave.

D. Ciò penalizzerà la Squadra Aerea dei prossimi anni?
R. Chi non pensa al futuro automaticamente si preclude la possibilità di esserne protagonista. Questo discorso non avrà impatto sulla nostra generazione, ma su quelle future: tuttavia sono certo che, nella continuità logica di ciò che avviene oggi, sarà possibile trovare soluzioni adeguate per non far decadere le capacità operative oggi espresse dal CSA.

D. Qual’è oggi la situazione dei mezzi?
R. Operativamente osservo che i mezzi che il CSA ha a disposizione sono, in larghissima parte, «allo stato dell’arte»; negli anni è stata seguita una politica lungimirante ed attenta da parte di chi ha avuto la responsabilità di orientare queste scelte. Avendo mezzi aggiornati e la capacità di operare nella maniera corretta grazie all’addestramento condotto negli anni, riusciamo a svolgere a pieno i nostri compiti, anche se dobbiamo fare quotidianamente i conti con pesanti restrizioni di budget. Ancora una volta, però, ci aiuta la «concretezza».

D. Cosa avviene in Afghanistan?
R. Il nostro obiettivo è di onorare sempre gli impegni internazionali che l’Italia ha assunto. In Afghanistan siamo presenti con un contingente di terra per contribuire alla difesa delle installazioni; siamo anche fra i pochi ad operare in quel teatro con una significativa «task force» aerea formata da alcuni sistemi d’arma di ultima generazione come i «Predator», che sono velivoli non pilotati, da velivoli aerotattici AM-X e da velivoli da trasporto C-27J e C-130J per i collegamenti tattici e strategici dentro e fuori dal teatro operativo. Il nostro ruolo in Afghanistan, attivo sia in volo che a terra, ha origini lontane quando proprio l’Aeronautica si insediò ad Herat per costruirne, con l’allora Reparto Mobile di Supporto, tutte le infrastrutture logistiche ed operative che oggi sono l’ossatura portante della base italo-spagnola.

D. L’Aeronautica garantisce la difesa dello spazio aereo nazionale ma anche tutte le attività di soccorso. Perché se ne parla di meno?
R. Perché queste sono attività quotidiane e non richiamano attenzioni straordinarie. Tuttavia non sono affatto marginali; al contrario richiedono risorse e cura perché rivolte a settori (difesa dei cieli e soccorso/aiuto a chi è in difficoltà) di grande importanza. Se non fosse garantita la continua presenza di uomini e mezzi del CSA ne sentiremmo immediatamente gli effetti negativi. È proprio relativamente allo sforzo prodotto ogni giorno per assicurare queste attività, che solo inappropriatamente sono considerate ancillari rispetto alle operazioni reali nei teatri operativi. Debbo rilevare come esso sia svolto in silenzio, lontano dai riflettori, con grande senso di responsabilità e sacrificio da un consistente numero di donne e di uomini a cui va attribuito un meritatissimo riconoscimento di valentia professionale.     (ROMINA CIUFFA)

Anche su SPECCHIO ECONOMICO – Luglio/Agosto 2011

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