• facebook
  • twitter
  • instagram
SUL PEZZO

REPORTAGE AMATRICE. NUOVE SCOSSE: NAMAZU IL PESCEGATTO È SVEGLIO OPPURE I NOSTRI ARCHITETTI E POLITICI DORMONO?

  • Romina Ciuffa
  • 3 novembre 2016
  • ARTICOLI
0

REPORTAGE AMATRICE. Nuove scosse stanno animando la nostra terra. Il 30 ottobre ha portato via quanto più potesse portare, e siamo in preda ad ulteriori assestamenti tellurici. Uno fra tanti: Castelluccio di Norcia, gioiello del «piccolo Tibet» italiano, non c’è più. Così molto del nostro patrimonio culturale, e psicologico. Epicentro più umbro-marchigiano, verso l’Adriatico. Elementare teorema aritmetico, studiato alle elementari: cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non muta. Ecco qui, di nuovo tempesta mediatica e un terremoto che si è sentito caldamente ovunque, c’è chi lo ha avvertito anche in Austria.

Per i giapponesi avvezzi, è colpa del grande pescegatto Namazu, che vive nel fango, sotto il territorio di Shinosa e Hidachi: è lui che, muovendo la coda, scuote il nostro mondo. Porta lunghi baffi e ha una lunga coda. Il suo corpo giace sotto l’intero arcipelago giapponese. Si dice che il dio Kadori tenga fermo Namazu con una zucca. Si dice anche che il dio del tuono, Kashima, con una grossa pietra riesca ad immobilizzarlo schiacciandolo a terra, e si verifichino terremoti quando il dio è stanco. Dal terremoto di Edo (Tokio) del 1855, anche conosciuto come «Grande Terremoto di Ansei», Namazu è visto come un giustiziere che punisce l’avidità umana costringendo alla ridistribuzione della ricchezza. Quanta ricchezza sta ridistribuendo Namazu in Italia?

Schermata 2016-11-02 a 13.44.29

E non sarebbe male, a ben vedere, una effettiva ridistribuzione. Sebbene questa debba avvenire sul piano politico e socioeconomico, e non dovremmo attendere gli incubi di un pescegatto incontrollabile. Bisognerebbe scegliere luoghi specifici, perché tale redistribuzione sia equa. Invece, al momento, in Italia sembrerebbe che né sul piano politico, né sul piano mitologico, si riesca ad ottenere un equilibrio. Le scosse ottobrine e quelle successive (il rischio è alto e prevedibile) non hanno avuto a livello di morti l’impatto forte del primo terremoto, quello che ha avuto, in agosto, epicentro ad Amatrice, ma Roma, l’Italia, sono sotto schiaffo come non lo erano dal 1980. Ci sentiamo come quelle popolazioni dell’Asia, sempre sotto l’occhio del ciclone, di uno Tsunami dal bel nome di donna. Abbiamo subito assistito al classico pellegrinaggio del presidente del Consiglio Renzi a Camerino, quale emozione per quei piccoli marchigiani che mai avrebbero avuto altrimenti l’onore di avere, davanti alla casa distrutta, lui in persona, il capo, quello che siede alla destra di Obama e che fa pappa e ciccia con tutti i governanti mondiali. Li ho sentiti dire, in accento forte: «Però ci aiuti sul serio eh», «Fate in fretta». Mi viene in mente la riforma della Costituzione che un sì nel prossimo referendum varerebbe, il cui slogan primario è: «Vuoi che le cose cambino? Vuoi che i politici guadagnino di meno?», e mi domando perché presentarsi nei Comuni colpiti senza una busta per gli sfollati, come quelle delle nonne a Natale, senza aspettare il referendum. Le promesse del Governo sono tante, alte come gli stipendi dei loro rappresentanti.

Siamo decisamente nella presa di un enorme pescegatto. Contro la natura non possiamo nulla, né contro la politica. Il dio Kashima è stanchissimo, piegato, deve riposare. Anche noi. Namazu è, comunque, «yonaoshi daimyojin», la divinità della riparazione del mondo, avente il compito di riportare il mondo verso una maggiore stabilità. Un patto di stabilità insomma. I cataclismi fanno riflettere. Uccidono. Scuotono. E più cataclismi rendono saggi, temperati, riportano una greca «sophrosyne», la salvezza dell’anima. Ci ricordano chi siamo, da dove veniamo. Ma prima di giungere alla trascendentalità delle conseguenze, si passa per stadi psicologici non semplici. Ansia, paura, terrore, disturbi psichiatrici fino al DPTS, il disturbo post traumatico da stress, che può condurre a flashback, «numbing» (intorpidimento), evitamento,  incubi, «hyperarousal» (iperattivazione psicofisiologica), quando non ad abusi di alcool, droga, farmaci, psicofarmaci. Non a caso, per Eschilo la saggezza della sophrosyne si conquista attraverso la sofferenza («pàthei màthos», impara soffrendo).

Vogliamo credere in un dio superiore che ridistribuisce ricchezze? O vogliamo cominciare a capire che è come nei casi di incidenti aerei: l’errore è sempre del pilota? L’aereo è fatto per volare, se precipita il problema è umano. Un po’ come quei piccioni che rimangono schiacciati dalle auto in centro. Mutata mutandis: in un Paese ad alto rischio sismico, non ha senso continuare ad applaudire la Nuvola di Massimiliano Fuksas o l’Auditorium di Renzo Piano. Gli architetti servono ad altro. È esattamente come dare il Nobel a Bob Dylan o Dario Fo: perdere il senso della realtà. Un Nobel, allora, anche al pescegatto.  (Romina Ciuffa)

Schermata 2016-11-02 a 13.44.17Schermata 2016-10-31 a 18.13.29

0
Previous «
Next »