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SUL PEZZO

GERARDO LONGOBARDI: ECCO LE NOZZE TRA COMMERCIALISTI ED ESPERTI CONTABILI

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Dal primo gennaio 2008 c’è un’alleanza, quella tra i dottori commercialisti e i ragionieri commercialisti, che in altri tempi non si sarebbe attesa. Questa unione ha creato una nuova forza, l’Albo unico che, per scelta, non è stato seguito dalla fusione delle rispettive Casse di previdenza, evenienza anzi considerata la principale minaccia derivante dall’Albo stesso. Istituito con il decreto legislativo n. 139 del 2005, l’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ha acquisito un assetto giuridico riflettente l’evoluzione della professione economico-giuridica-contabile, di antica tradizione ma pronta ad aggiornare le proprie competenze in ragione delle esigenze del contesto sociale ed economico. Per questo nell’Ordine sono confluiti gli iscritti dei preesistenti Albi tenuti dall’Ordine dei dottori commercialisti e dal Collegio dei ragionieri e periti commerciali. Nei primi due mandati successivi all’unificazione degli Albi le presidenze spettano ai dottori commercialisti e le vicepresidenze ai ragionieri commercialisti. Nell’Ordine di Roma ora la carica di presidente è ricoperta da Gerardo Longobardi, la vicepresidenza da Luigi Mandolesi. Del nuovo periodo e dei cambiamenti all’interno di quest’Ordine parla il presidente Longobardi.

Domanda. Com’è, oggi, l’Ordine?    
Risposta. Comprende le circoscrizioni dei Tribunali di Roma e di Velletri ed ha il più alto numero di iscritti in Italia, circa 10 mila, cui debbono aggiungersi gli oltre 2 mila praticanti, con tutte le prerogative, le difficoltà e le opportunità che ciò comporta. Il mio mandato scadrà il 31 dicembre 2012: cinque anni che servono per gettare solide fondamenta per costruire l’Albo unico che dal primo gennaio 2008, data in cui ho assunto l’incarico di presidente, unisce i dottori commercialisti e i ragionieri commercialisti.

D. L’istituzione dell’Albo unico è stata utile per far crescere le due categorie e per farsi ascoltare nelle sedi opportune? Quali i principali cambiamenti?
R. Unire le nostre strutture è stata un’esperienza complessa, ma che abbiamo avviato con molti e utili incontri preparatori. Abbiamo esigenze molto sentite sia dai nostri iscritti sia dall’esterno. L’obiettivo del Consiglio è stato quello di avvicinare le istituzioni all’Ordine. Attraverso l’Equitalia Gerit, ad esempio, i nostri colleghi possono non solo ottenere informazioni sulle cartelle esattoriali, ma anche provvedere al loro pagamento mediante assegni, carte di credito, bancomat; l’Agenzia delle Entrate ha messo nella nostra sede uno sportello dedicato ai professionisti e ai loro clienti, ossia alla maggior parte delle imprese operanti nell’area romana, come ha fatto anche l’Inps.

D. In quali rapporti l’Ordine è con il Comune di Roma?
R. Abbiamo ottimi rapporti con il Campidoglio, grazie anche alla lunga amicizia che lega la nostra professione all’attuale assessore al Bilancio del Comune di Roma, l’on. Maurizio Leo. I commercialisti sono al servizio di un Paese che ha bisogno di cambiare pelle e può farlo solo con una spinta da parte di chi è all’interno del sistema economico e riesce a dialogare con le istituzioni. Sul federalismo fiscale, di cui tutti parlano, abbiamo voluto essere anche propositivi istituendo una Commissione che tratta con il Comune di Roma e ha elaborato un documento, lo Statuto del contribuente locale, da diffondersi nei prossimi mesi. Tale Statuto potrà essere fatto valere anche dai cittadini-contribuenti romani, ed è il nostro fiore all’occhiello perché verrà alla luce grazie al contributo della Commissione paritetica costituita dai rappresentanti della nostra Commissione per il federalismo fiscale e dai rappresentanti del Comune di Roma.

D. E in tema di giustizia?
R. Abbiamo instaurato ottimi rapporti anche con il Tribunale di Roma. I tempi per le esecuzioni immobiliari si sono accorciati nella nostra zona grazie all’intervento dei commercialisti nel ruolo di custodi, per cui sono state accelerate pratiche prima lentissime e ciò è stato riconosciuto recentemente anche dai giudici della IV Sezione del Tribunale di Roma. Abbiamo inoltre sviluppato un protocollo d’intesa con la Sezione fallimentare per accelerare la chiusura dei fallimenti, specie quelli aperti da più lungo tempo.

D. La formazione all’interno della professione è seguita anche da una fondazione: di che cosa si tratta?
R. La Fondazione Telos, presieduta dal collega Giovanni Castellani, è una delle due anime culturali dell’Ordine. Nata con il contributo del Collegio dei ragionieri e dell’Ordine dei dottori commercialisti di Roma prima dell’unificazione, essa svolge attività dirette ad integrare la nostra formazione anche con pubblicazioni distribuite gratuitamente ai nostri iscritti; offre corsi, ad esempio il «Business in English» in inglese sull’economia, a costo bassissimo, presso la sede dell’Ordine e in aule limitrofe che danno anche la possibilità a 150 partecipanti di assistere a convegni e ad altre attività. Cura inoltre la pubblicazione della nostra rivista semestrale Telos, che inviamo a tutti gli iscritti e all’esterno. La Fondazione, da noi finanziata, svolge queste attività ad alto livello, dalla ricerca alla pubblicazione di testi. L’ultimo verte sull’abuso del diritto, argomento sul quale la Corte di Cassazione si è pronunciata con tre sentenze del dicembre 2008.

D. In che consiste l’abuso del diritto?
R. La circostanza che un contribuente ottenga dei vantaggi fiscali senza valide ragioni economiche con operazioni quali per esempio fusioni o scissioni. Una lettura restrittiva delle pronunce della Cassazione porta a non investire in Italia e mette in difficoltà gli operatori economici nel momento in cui avviano un’operazione economica rilevante. Nel nostro ultimo testo sono contenute critiche verso questa giurisprudenza, avallata anche dall’Agenzia delle Entrate. In proposito abbiamo anche elaborato una proposta di legge, e abbiamo intenzione di collaborare con i quattro Ordini più numerosi d’Italia, quelli di Milano, Napoli e Torino, e con il nostro Consiglio Nazionale per contribuire a risolvere una situazione che crea gravi difficoltà a tutti gli operatori economici.

D. Cosa è il CPRC, acronimo di Centro prevenzione e risoluzione conflitti?
R. È una costola dell’Ordine, istituito presso la nostra Fondazione Centro Studi Telos. Il Centro si occupa di mediazione, finalizzata alla conciliazione, con l’obiettivo di contribuire a risolvere l’intasamento delle aule dei Tribunali causato dai milioni di controversie in sospeso. Lo scopo è stato quello di creare una corsia preferenziale per talune di esse. I conciliatori riusciranno a sfoltire le pratiche nelle materie previste una volta che la conciliazione diventerà obbligatoria per legge, nel prossimo mese di marzo. Questa novità legislativa ha causato molto fermento in altre categorie professionali, che hanno visto nella conciliazione un restringimento del proprio ambito di lavoro. Noi crediamo che sia necessario, invece, ragionare più da cittadini e meno da professionisti, perché l’ingolfamento delle aule giudiziarie e la lunghezza dei processi riduce la certezza del diritto. Nei prossimi cinque anni la mediazione potrà determinare un alleggerimento della macchina della giustizia e noi ci proponiamo come soggetti mediatori attraverso il nostro Centro, sorto prima ancora dell’esistenza della legge, quando fummo accusati di essere dei visionari. Fino ad oggi abbiamo formato oltre 200 conciliatori e siamo pronti per gli impegni futuri.

D. In che modo fate formazione?
R. La nostra categoria è stata la prima ad introdurre in Italia la formazione professionale continua. I nostri iscritti devono non solo dimostrare di essere validi sul campo ma dare testimonianza della propria preparazione acquisendo 90 crediti nel triennio formativo attraverso la partecipazione a convegni, seminari, master o con la pubblicazione di articoli di carattere professionale. Ciò significa che, oltre alla normale attività, i colleghi devono dedicare alla formazione, in media, almeno 30 ore l’anno per l’aggiornamento. Dobbiamo impegnare una parte del nostro tempo nella formazione e per questo ho immaginato un Ordine dotato di un solido impianto culturale, quello delle Commissioni culturali e della Fondazione. Inoltre prosegue l’attività della scuola di formazione per i futuri commercialisti, la Aldo Sanchini, dal nome di un presidente dell’Ordine scomparso qualche anno fa. Presieduta dal collega Ludovico Zocca, gestisce corsi di durata biennale, con un anno dedicato alle materie giuridiche, l’altro a quelle aziendali. Le lezioni si svolgono nelle aule dell’Università Sapienza di Roma; abbiamo ottimi rapporti anche con l’Università di Tor Vergata, con la quale il nostro Ordine partecipa in modo paritetico al Consorzio Uniprof, che sviluppa attività di ricerca e di organizzazione di eventi.

D. Internet può aiutare la formazione e abbassare i costi. Lo usate?
R. Il progetto di formazione a distanza tramite internet, voluto inizialmente dal compianto presidente dell’Ordine di Milano Luigi Martino, si basa sul fatto che, per essere continua, indispensabile, utile ma anche meno gravosa, la formazione professionale deve essere erogata anche a domicilio, a costo zero, con rilascio di crediti formativi e con il riconoscimento garantito dell’identità dell’utente. Due anni fa abbiamo presentato il progetto, già operativo, nell’aula Campidoglio del Comune di Roma; vi partecipano gli Ordini di Milano, Napoli e Roma di avvocati e commercialisti, ossia circa 70 mila professionisti. Solo a Roma sono 30 mila gli avvocati e i commercialisti.

D. Ha parlato di due anime culturali all’interno dell’Ordine. Oltre alla Fondazione, qual’è la seconda?
R. L’altro braccio culturale è costituito dalle Commissioni. All’interno dell’Ordine ne abbiamo 37, competenti per aree, alcune istituzionali (Albo, disciplina, parcelle, praticanti), altre squisitamente culturali, dedicate alle aree fiscale, aziendale, societaria, giudiziale. Insieme alla Fondazione, tutte garantiscono lo svolgimento della formazione, avendo raggiunto nel 2010 una media di 1,7 convegni al giorno. Inoltre, ai 350 convegni gratuiti l’anno organizzati dall’Ordine, dalla Fondazione Telos e dalle associazioni di categoria, se ne aggiungono un centinaio a pagamento organizzati dalla Fondazione o da terzi. Questa attività, di cui siamo orgogliosi, ci ha permesso di assicurare a tutti gli iscritti una formazione gratuita di alto livello, anche valutando i risultati ottenuti dai docenti. Questa esperienza credo sia difficilmente ripetibile in futuro, quantomeno a costo zero: la nostra è attività di volontariato rivolto ai professionisti e indirettamente alla loro clientela.

D. Avete trovato resistenze nel procedere alla creazione di un Albo unico?
R. Qualsiasi cambiamento porta reazioni e critiche, ma l’unificazione ci ha offerto l’opportunità di rappresentare le nostre categorie all’esterno in modo unitario. I problemi di carattere tecnico esulano dal nostro Albo e riguardano principalmente la gestione delle Casse di previdenza dei dottori commercialisti e dei ragionieri, le cui sorti abbiamo ritenuto di affidare ai nostri rappresentanti istituzionali.

D. Vi ha aiutato il numero degli iscritti?
R. Mancava un Ordine di grandi dimensioni che ha in sé molte risorse e può farsi conoscere a livelli superiori. Abbiamo investito molto sulla comunicazione; il sito dell’Ordine registra oltre 2 mila contatti al giorno, lo stesso vale per i siti del Centro prevenzione e risoluzione conflitti e della Fondazione Telos. Abbiamo un direttore generale, 20 collaboratori tra dipendenti e consulenti, un ufficio stampa, inviamo un bollettino settimanale a tutti gli iscritti e a chi ne fa richiesta, curiamo una rassegna completa della giurisprudenza della Sezione tributaria della Corte di Cassazione, e tutte le sentenze da essa rese, di mese in mese vengono commentate e inviate ad iscritti e a chi le chiede.

D. In che rapporto siete con gli iscritti?
R. Bisogna andare loro incontro in un momento di crisi economica; di fatto assumiamo il rischio d’impresa dei nostri clienti, visto che questi preferiscono pagare prima i loro fornitori poi i loro consulenti. Siamo impegnati a cercare opportunità professionali nuove. La nostra attività principale è la consulenza fiscale: circa il 75 per cento di essa è «dedicata alle tasse». Occorrono altre possibilità per sviluppare la nostra professionalità, non solo occupandoci di tasse ma, ad esempio, attraverso la conciliazione, la consulenza e l’assistenza finanziaria alla clientela. In questo periodo stiamo anche stilando intese con le banche più importanti.

D. Quale il futuro per i giovani professionisti di oggi?
R. I giovani iscritti al nostro Albo sono tanti e, per avvantaggiarli, ai nuovi chiediamo un contributo minore nei primi 5 anni. Gli introiti che percepiamo sono destinati in larga parte al nostro Consiglio Nazionale; possiamo contare su un’entrata di circa 2 milioni 300 mila euro. I giovani si trovano in situazioni difficili anche per l’assenza di sbocchi professionali, e non intendiamo gravarli di una quota eccessiva; siamo altresì attenti a creare le strutture di aiuto nei settori dell’informazione e della formazione professionale perché possano poi scegliere le strade confacenti alla loro preparazione. Abbiamo una bacheca dove i giovani possono offrire ai più anziani la loro collaborazione.
D. Si parla di giovani professionisti, ma in realtà gli ostacoli non consentono loro di avviare la professione prima di una certa età. Tutto ciò non li penalizza?
R. Per diventare commercialisti ed essere iscritti all’Albo oggi sono necessari una laurea triennale, due successivi anni per conseguire la laurea magistrale, tre anni di praticantato e il superamento dell’esame di Stato. Si può dire che la professione si comincia con i capelli bianchi, di certo non prima dei 30 anni di età. Se si compie il praticantato in uno studio, è necessario avere prospettive che compensino il disagio subito fino a quel momento. È obbligo dell’Ordine dare la possibilità ai giovani di compiere scelte meditate, per questo l’attività del Consiglio dell’Ordine di Roma sarà dedicata soprattutto ad essi e alle opportunità per la professione.

D. Cosa conta, per lei, più di tutto in questa professione?
R. La deontologia professionale è un nostro biglietto da visita: lealtà e correttezza nei rapporti tra gli iscritti e con la clientela. La considero l’equivalente dell’educazione del cittadino. All’esterno, invece, sarebbe opportuno che, soprattutto in materia fiscale, si ponesse una maggiore attenzione nella produzione legislativa perché, se essa consentisse una contribuzione fiscale corretta, aiuterebbe l’evoluzione del Paese. Noi commercialisti siamo dalla parte dei contribuenti e non degli evasori: sulla distanza la correttezza e la professionalità pagano.             (ROMINA CIUFFA)

Anche su SPECCHIO ECONOMICO – Novembre 2011

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