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SUL PEZZO

ARTURO GATTI VS THOMAS DAMGAARD, ATLANTIC CITY 2008

  • Romina Ciuffa
  • 8 novembre 2008
  • ARTICOLI
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IL PUGNO DEL TUONO NON PERDONA (foto e testi di ROMINA CIUFFA, PANORAMA, ottobre 2008, anche al link http://archivio.panorama.it/archivio/Il-pugno-del-Tuono-non-perdona)

Thomas Damgaard, King of Denmark, è arrivato ad Atlantic City per incontrare l’italocanadese Arturo “Thunder” Gatti , per la conquista dello scettro vacante Iba dei pesi medi leggeri. All’undicesimo round tutto deciso da una mano che sembrava fuori  combattimento

È arrivato dalla Danimarca, Copenaghen, solo per battere l’imbattibile. Si è mosso “Lionheart” Thomas Damgaard, King of Denmark (37-1-0, 27 ko), ed è venuto a trovare l’italocanadese Arturo “Thunder” Gatti (40-7-0, 31 ko) ad Atlantic City, New Jersey, per la conquista dello scettro vacante Iba (International Boxing Association) dei pesi medi leggeri. L’atmosfera è quella di una metropoli americana dove Donald Trump impera sorridente anche sulle bottigliette d’acqua e dove si gioca, si gioca, si gioca, fino a perdere tutto: dollari ai dadi, dollari alle roulette, dollari sul ring, anche. Che piovono a bizzeffe. Per un incontro così in palio ce ne sono tanti, e Arturo Gatti ha tutta l’aria di non scherzare.

GUARDIA ORTODOSSA. Non scherza quando imposta la guardia ortodossa, né quando pianta il piede destro davanti e dà una serie di pillole amare al danese mancino. Non che quest’ultimo si faccia parlare dietro. Primo round: i due si studiano. Sono felini, un gatto e un leone, e si guardano, si annusano, passano tre lunghissimi minuti di mosche e zanzare sulla giungla dei combattenti, dimentichi delle migliaia di persone intorno, solo liane di gomma blu. Prende il suo ritmo Arturo, subito, ma Thomas fa pressione, lo circonda, uno, due, tre colpi, quattro, tutti schivati da Gatti il mago. Sparito. Era lì fino a un momento fa, mentre il danese lanciava il suo colpo, ora è sparito. Il prestigiatore è pronto.

EQUO SCAMBIO. Terzo e quarto round: equo scambio di bravura, mentre Thomas il grosso spinge e Arturo la scheggia perde il controllo e il fiato. Aspetterà sino al sesto round per riprendere il controllo, e intanto nel colpire lo sfidante con un diretto destro perde la mano. La scuote come per dire “Ahi”. Ahi, ma si va avanti con una mano sola. Cambia guardia in continuazione, come in uno specchio, l’imprevedibile Gatti mentre Thomas Cuordileone, coraggioso, non perde la pazienza e la concentrazione. Al sesto round Arturo riacquista fiducia e il suo allenatore, Buddy McGirt, funge da mano destra.

COMBATTERE CON UNA MANO SOLA. Non importa combattere con una mano sola, e comincia ad agitare la dolente come Braccio di Ferro, con un movimento circolatorio quasi avesse appena mangiato spinaci. Bruto mena e Olivia è in attesa di vedere chi la indosserà stanotte (scuote ancora: “Ahi”). Il danese è frustrato dai balletti che solo Arturo sa fare: e infatti un leone studia e aggredisce quando è il momento, un gatto sfreccia e schiva. Soffia. Schiva ancora. Fuori le unghie. Colpisce. Decimo round, non è più tempo di ballare e Thomas si fa più aggressivo, fa pressione sulla preda ma si muove su un’unica dimensione.

TRILOGIA. Thunder Gatti è versatile, multidimensionale, può tutto. E non stupisce, allora, che è rimasta alla storia la trilogia Gatti-Ward come la seconda delle più grandi battaglie vissute da due pugili sul ring, preceduta solo da quella Ali-Frazier. Undicesimo round: è un attimo, e precisamente il minuto 2:54, in cui l’arbitro Lindsay Paige blocca la riunione dopo che il Tuono lancia contro il grosso avversario un gancio sinistro, quindi una lunga, esagerata combinazione con la stessa mano destra che aveva perso. La mano “ahi”. Con quella si guadagna un ko tecnico e la vittoria, porta a casa Olivia-IBA e i dollari, propone la sfida all’argentino Carlos “Tata” Baldomir (nuovo campione del Madison Square Garden che il 27 gennaio scorso ha sconvolto il mondo battendo Zab “Super” Judah); poi porta a casa anche due occhi che a stento apre, un abbraccio al suo avversario, sangue e, ancora una volta, il cuore non di un leone ma di un uomo modesto e sano. Più la mano “Ahi”.    (ROMINA CIUFFA)

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