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SUL PEZZO

MARZIAMO

  • Romina Ciuffa
  • 20 febbraio 2017
  • RACCONTI
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MARZIAMO
un racconto di Romina Ciuffa
La diversità inizia con la D di dolore e non finisce mai

A Rita.

Che giorno è? Non ricordo cosa sto facendo qui. Quando sono atterrato su questo letto, avevo tutt’altra intenzione. Poi ho trovato te. Hai rovinato tutti i miei piani: il mio obiettivo era quello di distruggere la Terra, non di fare l’amore con te. E che fai, adesso, sbarazzina, sorridi? Stai attenta, perché noi siamo cattivi. Tu mi vedi qui, nudo, tutto tuo. Ma sono cattivo anch’io. Non pensare alle parole che ti ho detto nella notte, mentre tu mi mordicchiavi il collo: tu devi avere paura di me! Guarda che forma strana che ho! Ti sembro qualcosa d’amare? Sfoga i tuoi sentimenti sulle creature uguali a te, perché altrimenti, se scegli me, sarai costretta a vagare in eterno, a vergognarti per tutta la tua breve vita, ed io a rimpiangerti per quella mia restante. Sarai costretta a svegliarti di notte con il sole in faccia, a temere i tuoi simili. Non guardarmi così.

Non ricordo più cosa sto a fare qui. Ricordo che ero sulla mia nave, e davo ordini ai marinai. Comandavo loro di andare il più in fretta possibile, perché altrimenti ci avrebbero visto, colpito, affondato. D’un tratto, un botto. Un rumore assordante, la Terra sempre più vicina, la luce accecante. Un frastuono, il buio. Poi un tonfo: atterraggio morbido. Non ho visto più nulla per un tempo indefinito, e annusavo quella bambagia sulla quale mi trovavo, e toccavo con le mie mani la morbida superficie terrestre, convinto di essere, finalmente, arrivato a destinazione. Ma quell’odore, quell’odore mi ha fatto perdere la cognizione del tempo. Non vedendo, mi spingevo lentamente e pericolante tastando il terreno, non sapendo dove iniziasse e dove terminasse, o se fosse minato, o se fosse sicuro. E così sono arrivato a te. C’era il tuo corpo lì, silenzioso. Non potevo vederti, ma già ti guardavo. I miei occhi erano fissi su di te, fermi, immobili, e tutto il nero che si frapponeva fra il mio corpo freddo ed il tuo corpo caldo era la luce più accecante. Non sapevo che eri lì, ma già ti conoscevo. E solo quando ti sei mossa, con un sospiro, mi sono accorto della tua presenza fisica. Il tuo odore già mi immergeva la mente come un pesciolino rosso nel suo acquario. C’era qualcosa che dovevo fare, in quel momento, ma tu mi distraevi. C’era qualcosa che era meglio che io facessi, ed era andar via subito, o cominciare il mio attacco da te. Ma non avevo più memoria, forse il tuo odore aveva annebbiato le mie stanche membra. Dei miei marinai, nessuna traccia, e già non mi interrogavo più. Due fari, improvvisi, illuminavano il pianeta: avevi aperto gli occhi, e mi avevi visto. Ma, come fossi uscito dal tuo sogno, mi hai sorriso, senza paure. Ricordati, dolce marziana, che io sono qua per distruggerti, non per farmi distruggere: e tu mi hai annientato. Uno sguardo, e la radio non ha più funzionato. Ho perso i contatti col mio mondo, ma verranno a prendermi, e mi porteranno via, via da te, a concludere la mia missione. Perché io avevo una missione; o non l’avevo? Bah, non è importante ora, perché se hai spazzato via con un battito d’ali i migliaia di anni della mia solitudine, forse il mio pianeta dovrà temerti, perché sei più forte di noi. Hai dei poteri che noi non abbiamo. E se tutta la Terra ne possiede, siamo rovinati. Forse è meglio tagliare i ponti, per il bene del mio mondo e dei miei simili. Io sono qui, atterrato su di un letto.

E se ti uccidessero? E se i miei sapessero che mi trovo qui? E se stessero già arrivando, o fossi già nella mira del più bravo di loro? Vivrò anch’io, da adesso in poi, nella paura? Sono venuto a terrorizzare, e invece sono terrorizzato. Cos’è questa cosa che mi fai? Cos’è questa forza che tu hai? Un potere? Un’arma? E arma è l’anagramma di amar. Ridi. Non sorridi ma ridi: devo proprio essere buffo, su questa Terra. Il tuo letto è morbido come quando vi sono atterrato, e la tua pelle lo è ancora di più. Ti temo. Tu mi temi? No, tu non mi temi. Tu non hai paura di niente! Ti farò un regalo per il tuo compleanno: ti regalerò, tutta bella impacchettata con un fiocco rosso, com’è vostra usanza, la salvezza del tuo pianeta. Io me ne andrò, però. Non voglio che tu soffra. E con me tu soffrirai: la diversità inizia con la D di dolore e non finisce mai. (ROMINA CIUFFA)

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